5 consigli per non fare odiare il tuo brand su Facebook

“jamm dottò, pigliatavell!”

Imbattersi in un venditore assillante è quanto di peggio possa capitare. Non lo augureresti nemmeno al tuo peggior nemico. Per quanto ti sforzi di comunicare il tuo disinteresse, lui insiste, persevera. Come un boa constricotr ti avvolge piano piano per poi stringerti in una presa mortale che non ti lascia più scelta.

Su Facebook noto sempre più spesso il proliferare di utenti che usano la propria pagina allo stesso modo con cui Giorgio Mastrota usa la televisione. Vendere, vendere, vendere. Foto (spesso pessime) di prodotti, scaffali stracolmi, ultimi arrivi e vecchi scarti di magazzino. Il tutto senza descrizione, due parole, anche di conforto. Niente.

Confondere Facebook con un sito vetrina è il peggior errore che si possa fare. Ecco 5 consigli per migliorare la tua presenza su Facebook e scongiurare il pericolo di venir inseriti nel libro nero dei profili da evitare.


1. Two pagine is megli che one

Ancora oggi sono incredibilmente tanti, troppi. No, non sto parlando dei fan di Gigi D’Alessio, ma degli utenti che usano pagine private come pagine aziendali.
Se apri una pagina personale, non puoi trattarla come una pagina aziendale. Sono due cose diverse che comunicano in modo diverso spesso ad un pubblico diverso.
Sorvolando sulle (rilevanti) differenze tecniche tra le due tipologie, imporre la tua pagina personale come pagina aziendale ti esporrà a rischi che potrebbero rivelarsi fatali per la tua reputazione. Leggere di un brand che “smadonna” dopo la sconfitta della squadra del cuore non è il massimo; leggere di un brand che ha totalizzato un nuovo mega punteggio a Luxury Poker Indonesia non è il massimo; leggere di un brand che viene ‘taggato’ in foto imbarazzanti di una indimenticabile notte di follia alcolica non è il massimo. Forse ho reso l’idea. Mi fermo.

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Apri una pagina aziendale per il tuo brand ed una per la tua persona. Sono due cose distinte, che richiedono un modo di comunicare diverso.


2. competi sul brand, non sul prezzo

E’ giusto che la finalità della tua comunicazione aziendale sia quella di vendere. I tuoi prodotti, servizi, persino te stesso, sono merce che necessita di pubblicità. Non ci piove. Ma presentare continuamente ed esclusivamente foto dei tuoi prodotti non ti porterà lontano. Prima o poi la tua fanbase si annoierà e finirà con l’abbandonarti. Devi imparare a competere sul terreno del brand, non su quello del prezzo. Sarà necessario fornire sempre contenuti diversi ed interessanti. Hai un negozio di abbigliamento? Arricchisci la tua pagina con articoli sulle tendenze per la prossima estate. Fornisci consigli sugli abbinamenti migliori. Suggerisci link e risorse utili per un look sempre alla moda. Fatto questo, potrai postare le foto dei tuoi prodotti in tutta tranquillità; nessuno più lo percepirà come un noioso tentativo di vendere ad ogni costo.

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Trasforma la tua pagina aziendale in un punto di aggregazione per i tuoi utenti. Elabora un piano editoriale e diversifica le tue pubblicazioni con articoli, video e link legati al tuo business.


3. pettinati prima di parlare

Pettinati. Come ci ricorda Salvatore Russo, responsabile marketing di 6sicuro.it ed esperto in Content Marketing, questo è il primo punto del suo famoso acronimo P.E.S.C.A. (Pettinati-Emoziona-Scendi dalla montagna-Conversa-Ascolta). Una sigla che racchiude tutti i concetti base del saper stare online. In questa fase, mi soffermo solo sulla prima lettera.
Pettinarsi equivale al presentarsi bene, puliti, in ordine. Nel mare magnum della rete (come nella realtà) la prima impressione gioca un ruolo determinante. Se mi imbatto in una pagina che presenta un’immagine di copertina pessima (o peggio ancora assente), con una foto profilo messa lì a caso, difficilmente verrò invogliato a mettere un ‘like’ iniziando così a seguirla. Come ci ricorda Matteo Pogliani, web strategist, blogger ed esperto di influencer marketing, la cura del proprio brand è simile alla cura del nostro corpo.

“Pensa al primo appuntamento, cosa fai? Ti prepari nel miglior modo possibile. Stesso discorso vale per le aziende: devono produrre contenuti, e lo devono fare in modo tale da essere sempre al massimo. Curando ogni dettaglio ed aspetto”.

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Realizza una bella immagine di copertina, con il tuo marchio ben visibile e, se possibile, con qualche parola chiave che fa subito capire il tuo business. Cura anche l’immagine del profilo. Dovrà renderti immediatamente riconoscibile anche in un formato così ridotto.


4. voci dall’oltretomba

Un altro fenomeno che consiglio di evitare è quello che definisco della “voce dall’oltretomba”. Ossia di quelle pagine che comunicano con la stessa frequenza con cui viene detto qualcosa di intelligente durante una puntata de “L’isola dei famosi”. Non c’è niente di peggio che aprire una pagina e accorgersi che l’ultimo post è di 3 mesi fa. La sensazione che ne deriva è quello di avere davanti un brand morto, incline a trascurare la comunicazione con i suoi utenti. Se non si è in grado di gestire una pagina meglio non aprirla. La frequenza con cui pubblicare contenuti non ha una regola fissa. Pubblica spesso, fatti percepire come vivo e presente.

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Cerca di pubblicare almeno un post al giorno. Se puoi anche qualcuno in più, ma non esagerare nel senso opposto ammorbando gli utenti con messaggi a ripetizione. Faresti la figura dello “spammone” e li allontaneresti dalla tua pagina.


5. cambia canzone

Se quando pubblichi qualcosa senti una vocina nella testa che intona “Celebration” dei Kool and the Gang, allora qualcosa non va. Cambia canzone. La tua pagina aziendale su Facebook deve essere discreta. Non devi abbandonarti all’auto celebrazione. Elencare continuamente i tuoi successi, utilizzando parole enfatiche (che magari denigrano la concorrenza), non è cosa ben vista dalla comunità.

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E’ giusto sottolineare un successo, ma fallo di rado e con la massima delicatezza. Complimentati anche con i tuoi competitor quando necessario. Riconosci i loro meriti. Ti aiuterà ad essere percepito come onesto e sincero. “Umiltà” deve essere la tua parola d’ordine.

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