Kung Fu Panda ed il personal branding spiegato a mia figlia

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Quando Kung Fu Panda 3 è utile per parlare di personal branding.

Un paio di giorni fa, con colpevole ritardo rispetto alla sua uscita nelle sale, ho guardato per la prima volta il film di animazione Kung Fu Panda 3. Come spesso accade in questi casi, il primo episodio mi era piaciuto molto, il secondo meno. Confesso che le aspettative su questo terzo capitolo della saga erano alte solo nella testa di mia figlia Gaia.

La storia racconta del ormai noto panda Po che, seppur assurto a ruolo di nuovo guerriero dragone, è ancora lontano dal dominare il suo Chi, e dall’aver capito effettivamente chi sia. Il percorso verso la conoscenza di sé comincerà a svilupparsi, oltre che dall’incontro con il padre biologico, dopo la pretesa del vecchio maestro Shifu di avviare il nostro eroe alla scoperta del suo vero talento: l’insegnamento.

Dopo il clamoroso fallimento della prima lezione, Po è scoraggiato. Sente di non essere tagliato per questo incarico e chiede al maestro Shifu di non voler mai più ricoprire il ruolo di maestro.

Anche se sono passati pochi minuti dall’inizio del film, questa fase è di cruciale importanza per spiegare a mia figlia alcuni concetti portanti del personal branding.

fallimento e zona di comfort

L’anziano mentore sorprende Po comunicandogli l’assoluta prevedibilità del suo insuccesso. Faccio fatica a far capire alla mia piccola Gaia che il fallimento è una tappa spesso necessaria in un percorso di crescita. Non deve bloccarti, ma aiutarti ad individuare i tuoi errori per non ripeterli. Bisogna insistere, insistere e ancora insistere.

Si tratta di un concetto ostico per una bambina. Per fortuna mi viene in aiuto lo stesso Shifu con una frase da imparare a memoria e ripetere come un mantra ogni qual volta abbiamo paura di affrontare una nuova sfida:

“Se fai solo quello che sai fare, non sarai mai più di quello che sei ora.” – Maestro Shifu

 

Parole utilissime per spiegare quanto sia importante provare a fare cose che, spesso erroneamente, riteniamo non alla nostra portata. Per crescere è necessario allargare i confini di quel luogo ideale dentro il quale siamo sicuri di noi. Dove facciamo sempre le stesse cose e non rischiamo mai: la zona di comfort.

networking, potenzialità e valore apportato

Il percorso di auto riconoscimento di Po viene messo a dura prova dalla minaccia di Kai, uno spirito maligno giunto nel mondo reale per fare razzie di Chi e dominare la Cina.

Kai sembra imbattibile. Un grosso e potentissimo yak che mette paura solo a guardarlo.

Il nostro amico dagli occhi cerchiati di nero realizza che per batterlo ha bisogno dell’aiuto di tutti i panda della sua comunità. A tale proposito cerco di far capire a mia figlia come nella vita sia indispensabile creare una rete di persone (networking) in grado di supportarti ed aiutarti in ogni azione. Tu devi essere utile per loro, loro per te.

Il problema è che il network di Po non è composto da guerrieri. Devono essere addestrati.

Una volta fissato l’obiettivo e trovate le motivazioni necessarie per interiorizzare gli insegnamenti passati, Po decide finalmente di allargare la propria zona di comfort diventando un insegnante. Un insegnante con dei metodi del tutto anticonvenzionali.

Come ricorda Neus Arques, un buon consulente in personal branding non lavora con quello che una persona può diventare, ma con quello che la persona è (Y tù, ¿qué marca eres? 2012). Così decide di addestrare il suo esercito partendo da ciò che ha, esaltando le peculiarità di ogni individuo.

Mei Mei vede trasformare la sua abilità di danzare con il nastro in una letale capacità di maneggiare i nunchaku, il grosso Ming, capace solo di elargire forti abbracci, diventa abilissimo nello stritolare i nemici, mentre i piccoli panda, gran palleggiatori, si rivelano utilissimi nel lanciare petardi e creare confusione.

Valorizzando ogni potenziale Po riesce a determinare un apporto di valore significativo per l’intera comunità. La base del suo insegnamento è la consapevolezza di ciò che si è. E lo grida a gran voce al suo improvvisato esercito:

“ragazzi, la vostra forza sta nell’essere il miglior voi stessi che potete.”- Po

tante esperienze, un solo personal brand

Nello scontro finale, dopo una prima apparente sconfitta, Po avrà la meglio sul perfido Kai. Ci riuscirà facendo prevalere la sua essenza, frutto di tutte le esperienze e le conoscenze che hanno contraddistinto la sua esistenza.

“io sono il figlio di un panda, di un’oca, un allievo, un insegnante. Alla fine sono tutti loro.” – Po

 

Ogni momento che la vita ti riserva rappresenta un mattoncino in più per costruire il tuo personal brand. Conservalo ed usalo per consolidarlo. Libera il tuo Chi, pardon, il tuo brand! Skadoosh!

Marco Tomasone - personal branding

 

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