Autopsia di un’idea

fallimento
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Quando guardare in faccia la morte può evitare il fallimento.

Che titolo ad effetto vero? Lo ammetto, spaventa un pochino anche me. Non appena termini con gli scongiuri, dedicami cinque minuti e lasciami spiegare.

Sempre più frequentemente si sente parlare dell’importanza di sbagliare. Apprendere dai propri errori e da ogni singolo fallimento è il nuovo mantra della nostra epoca.

Io in primis sono un sostenitore di questo concetto, tanto da coniare il motto “fallimento fa rima con apprendimento” (Ne parlo in questo articolo – N.d.R.)

Ma se ripenso a quanto male faccia fallire, a quanto avvilente possa risultare dover constatare la ‘morte’ della propria idea (senza contare la portata economica della cosa), mi chiedo se non sia il caso di provare ad evitare a priori questa eventualità.

Cambia prospettiva

Quando stiamo dando vita alla nostra start-up, quando vogliamo migliorare il nostro business o semplicemente quando ci stiamo preparando per incontrare un nuovo cliente, quello che facciamo è sempre il medesimo percorso mentale: valutiamo ogni dettaglio affinché la cosa vada a buon fine evitando ogni possibile errore e/o imprevisto.

Ma è quasi impossibile che tutto fili liscio come preventivato. Se hai svolto bene il tuo compito, e con una buona dose di fortuna, riuscirai a spuntarla senza intoppi. Se, invece, hai fatto male i conti, il fallimento è un’eventualità tutt’altro che remota.

Perché allora non fare il percorso inverso? Perché non imparare prima di sbagliare?

Sto parlando di un approccio differente che prende il nome di “analisi pre mortem” creato da Gary Klein, economista e psicologo (The power of intuition: how to use your gut feelings to make better decisions at work, Random House LLC, 2007). L’analisi pre mortem, permette di valutare la propria attività partendo da un presupposto decisamente originale. Un presupposto volutamente negativo che immagina la tua idea come già fallita. Inesorabilmente e desolatamente morta.

Anche se può sembrare vagamente pessimistico, questo esercizio permette di focalizzarsi su cosa potrebbe andare male nel tuo progetto. Consente di prevenire errori grossolani o imprevisti inimmaginabili, evidenziando -di fatto- tutte le vulnerabilità della tua idea.

Pare che persino alla Pixar adottino questo sistema per valutare ogni singolo film prima che venga sottoposto al severo ed insindacabile giudizio del pubblico. Sarà per questo che non sbagliano un colpo?

Studia il decesso

Ma come si organizza un’analisi pre-mortem? Gary Klein suggerisce un metodo di gruppo basato su 5 punti chiave . Una sorta di ‘autopsia del business’ che posso così riassumere:

  1. ELABORA IL LUTTO – Prima di tutto bisogna accettare che la propria idea si è rivelata un autentico fiasco. Non un semplice fallimento ma “un totale, disarmante disastro” (Klein, 2007).
  2. ELENCA LE CAUSE DI MORTE – In 3 minuti butta fuori tutti i possibili motivi del fallimento. Fai volare la fantasia, non tralasciare nulla.
  3. CONDIVIDI LE TUE IDEE – Scegli un elemento determinante per la morte del tuo progetto e condividilo con gli altri. Il resto del team farà lo stesso finché non saranno esaurite tutte le possibili cause del ‘decesso’.
  4. STUDIA UNA CURA – Concentrati sui 2 o 3 termini più gettonati ed organizza delle riunioni incentrate sulla loro soluzione.
  5. CONTROLLA E MONITORA – La prevenzione, si sa, è cruciale. Ripeti questo check-up ogni 3/4 mesi.

Il successo di questo approccio, come ricorda lo studioso Karl Weick, è da ritrovare in un’anomalia cognitiva che ci rende più portati ad immaginare le cause di un singolo esito (in questo caso il fallimento) rispetto a molteplici variabili (il grande successo, il successo, la normalità, la sopravvivenza) (N. Pavitt, Il cervello creativo, 2017).

Come vedi, a volte, un po’ di sano pessimismo allunga la vita. Della tua azienda, ovviamente. Per il resto si autorizzano scongiuri e riti di sorta.

Marco Tomasone

 

 

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